27/8/18

Dieta e insonnia: il ruolo di melatonina e serotonina.

L’insonnia è un fenomeno che in Italia, secondo rilevazioni statistiche del 2017, colpisce più di 9 milioni di persone e, nei paesi industrializzati, una media del 35% sulla popolazione generale.
Un ruolo di prevalente importanza nel sonno ristoratore, è giocato sicuramente dall’alimentazione. In che modo? Certo le grandi abbuffate serali possono influire in maniera importante sul numero di ore, e come accennato poco sopra, sulla qualità delle ore che ci servono per svegliarsi al mattino con una giusta carica di energia.
Andremo quindi a cercare di capire come determinati tipi di alimenti possano conciliare o meno il nostro sonno in quanto l’alimentazione è, purtroppo, un aspetto poco curato per prevenire i disturbi legati all’insonnia.
Dal punto di vista ormonale, la melatonina e la serotonina giocano un ruolo fondamentale per favorire un buon ritmo sonno-veglia.
Il primo è un ormone prodotto da una ghiandola posta nel cervello, l’epifisi. La sua secrezione è indotta o meno dalla luce e, infatti, con degli stimoli visivi si favorisce la sua inibizione mentre, al contrario, il buio ne induce il suo rilascio: questo è il motivo per cui la sua produzione è maggiore nelle ore di buio profondo e minore nelle ore più vicine all’alba. La produzione di questo ormone però può essere indotta sia dall’alimentazione e, addirittura, può essere contenuta negli alimenti stessi.
Il secondo invece è un neurotrasmettitore che viene prodotto per circa il 95% dalle cellule entero-cromaffini dell’intestino tenue: è detto anche ormone del buonumore e, una delle sue funzioni principali è proprio quella di regolare il ritmo sonno-veglia dell’individuo.
Ma in che modo viene favorita, a livello alimentare, la produzione di melatonina e serotonina? In questo affascinante meccanismo entra in azione il L-triptofano, uno degli otto aminoacidi essenziali dell’alimentazione dell’uomo. Il nostro organismo non è in grado di produrne in autonomia, o almeno in quantità sufficienti da poter svolgere le sue principali funzioni, e che quindi va ricercato soprattutto in alimenti di origine animale come uova, pesce, carni ma anche in amidi e frutta secca. Inoltre esso risulta alquanto fragile e viene distrutto da una cottura troppo prolungata o dal calore troppo intenso.
L-triptofano è l’aminoacido meno abbondante: generalmente una classica alimentazione apporta solo 0,25-1,5 g di triptofano al giorno. Nel fegato, è presente una scarsa riserva di triptofano e la sua assunzione giornaliera è spesso al limite delle esigenze, provocando una frequente carenza di questo aminoacido essenziale.

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Davide D'Aloisio

Consulente della Salute e della Nutrizione

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