27/8/18

Alimentazione e sonno: il ruolo di L-triptofano

Andiamo meglio a comprendere quali siano le caratteristiche di L-triptofano che, tra le altre cose, non sempre viene ben assorbito e utilizzato a livello cerebrale: questo perché, generalmente, il cervello riceve meno dell’1% di triptofano ingerito. Per il cervello, recuperare anche solo questa piccola parte, risulta particolarmente difficile a causa della barriera emato-encefalica che ha il ruolo di impedire l’ingresso di tossine e di eccessive quantità di nutrienti nel cervello. Talvolta anche per i nutrienti essenziali il passaggio risulta molto difficile. Ciò vale in modo particolare nel caso della serotonina che non può attraversare la barriera emato-encefalica, al contrario del triptofano, il suo precursore, che riesce a compiere tale passaggio. I nutrienti devono passare la barriera emato-encefalica attraverso le molecole di trasporto. Tuttavia il triptofano deve condividere questi trasportatori con altri cinque aminoacidi: la tirosina, la fenilalanina, la valina, la leucina e l’isoleucina. Ad esempio, un eccesso o una carenza di tirosina inibisce il passaggio di triptofano.
L’unico modo per aumentare l’apporto di triptofano al cervello sarebbe quello di seguire una dieta ad alto contenuto di carboidrati. In questo caso, il corpo secerne grandi quantità di insulina per abbassare l’aumento della concentrazione di glucosio (glicemia) provocato dall’alimentazione. Tale insulina rilascia nel sangue la maggior parte dei cinque aminoacidi che competono con il triptofano per arrivare al cervello. Il triptofano così acquisisce una sorte di corsia preferenziale, permettendo a maggiori quantità di raggiungere il cervello.
Questa strategia è istintivamente conosciuta e praticata da molte persone che consumano grandi quantità di carboidrati, come pane, dolci, patatine, pizza, gelato, soprattutto quando si sentono depressi, ansiosi o stressati.
L’aumento della quantità di serotonina cerebrale, prodotta grazie a questa pratica, riduce l’eccitazione e l’ansia, promuovendo (temporaneamente) una sensazione di benessere e sicurezza. Tuttavia, tale strategia ha un prezzo. La stessa insulina che aumenta la quantità di serotonina cerebrale promuove anche la conversione di grassi, carboidrati e aminoacidi rilasciati nel sangue in grasso corporeo immagazzinato. Viene così spiegata la connessione tra la dipendenza da carboidrati, l’obesità e la serotonina.
Cosa mangiare quindi? In base a quanto appena enunciato e, se pur vero che alcuni degli alimenti di origine animale contengono una buona quantità di L-triptofano, prediligeremo alimenti di origine vegetale come cereali integrali verdura e frutta: questo per il rapporto tra questi alimenti tra il contenuto in triptofano e gli altri 5 aminoacidi essenziali sopracitati e per non creare degli squilibri a livello sia intestinale che ormonale.

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Dott. Umberto Valente

Specializzato in endocrinologia e malattie del metabolismo

Alterazioni endocrino-metaboliche, problematiche andrologiche dei giovani, fisiopatologia della riproduzione, malattie sessualmente trasmissibili.

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