3/7/18

Perché l’intestino è il nostro secondo cervello?

A lungo l’intestino e’ stato considerato una struttura periferica, deputata a svolgere funzioni marginali. La verità è che la nutrizione influenza il nostro pensiero e la nostra mente inconscia.
Lo “sgradevole intestino” è più intellettuale del cuore e potrebbe avere una capacità “emozionale” superiore. È il solo organo a contenere un sistema nervoso intrinseco in grado di mediare i riflessi in completa assenza di input dal cervello o dal midollo spinale.
Non a caso le cellule dell’intestino producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere.
La serotonina è coinvolta in numerose e importanti funzioni biologiche: ciclo sonno-veglia, desiderio sessuale, senso di fame/sazietà, umore e peristalsi.
L’intestino rilascia serotonina in seguito a stimoli esterni, come immissione di cibo, ma anche suoni o colori. E a input interni: emozioni e abitudini.
La mucosa dell’intestino tenue (duodeno, digiuno, ileo) è un organo sensoriale che registra la qualità molecolare, cioè la diversa composizione in proteine, lipidi, carboidrati e altre molecole nutritive contenute nei singoli alimenti e programma le fasi di digestione e assorbimento, coordinando tutto il sistema gastro-enterico, fegato e pancreas, informando il cervello e l’ipotalamo attraverso propri ormoni.

Nel tenue, la mucosa intestinale presenta un aspetto vellutato, conferitole dalla diffusa presenza di piccoli rilievi digitiformi chiamati villi intestinali.
Ogni villo è costituito da un asse connettivale tappezzato da un singolo strato di cellule assorbenti, la cui membrana, rivolta verso il lume, presenta delle sottili estroflessioni citoplasmatiche a dito di guanto. Questi minuscoli rilievi, visibili soltanto al microscopio elettronico, sono chiamati microvilli e nel loro insieme costituiscono l’orletto a spazzola.
Grazie alla presenza dei microvilli, la superficie assorbente della mucosa, raggiunge i 300 mq pari all’estensione di un campo da tennis.
I microvilli sono gli artefici della “digestione enzimatica” grazie alla capacità della membrana di produrre enzimi essenziali per la digestione finale dei singoli nutrienti prima del loro assorbimento.
I continui “insulti” generati dalla cattiva alimentazione ECCESSO di GLUTINE, ECCESSO di GRASSI e PROTEINE ANIMALI, CARENZA di FIBRA ALIMENTARE, CARENZA di MODULATORI GENICI vegetali e marini, ADDITIVI CHIMICI, ecc..) porta ad una compromissione dell’ integrità strutturale e funzionale dei VILLI INTESTINALI con conseguenze importanti per la nostra salute.
Basti pensare alla dispepsia, al malassorbimento, alle intolleranze alimentari..
Ma cosa succede al cibo che non viene assorbito a livello dell’ intestino tenue?
Ed è qui che entra in gioco il MICROBIOTA INTESTINALE, responsabile del cosiddetto secondo pasto, ovvero la “digestione biologica”.
Il microbiota intestinale è organo metabolicamente attivo presente all’interno dell’apparato gastro – enterico, costituito da miliardi di batteri, che numericamente sovrastano di gran lunga l’ intero numero di cellule che costituiscono l’ intero organismo umano.
Quando mangiamo non siamo mai soli! Si mangia sempre in compagnia dei batteri intestinali, che si cibano di ciò che non riusciamo a digerire e cedono a noi sostanze nutritive più semplici ed assorbibili, acidi grassi a catena corta e vitamine, minerali e numerose altre molecole, derivate dal loro metabolismo in rapporto alle nostre scelte alimentari.
Un sovvertimento dell’ equilibrio di questi microrganismi può portare a considerare il microbiota da “dono evolutivo” ad handicap.
Le ricerche scientifiche negli ultimi anni si sono concentrate sul possibile ruolo del microbiota su alcune patologie, portando alla luce importanti correlazioni dello squilibrio della microflora con enteropatia autoimmune, gluten sensitivity, IBD (Inflammatory Bowel Disease), cancro del colon, sindrome dell’intestino irritabile (IBS), crescita eccessiva dei batteri del tenue (SIBO), intolleranze alimentari (glutine, lattosio, istamina), obesità e sindrome metabolica, patologie epatiche, alterata permeabilità intestinale.
Interventi dietetici di breve durata (esempio 10 giorni) possono influenzare la composizione e la funzionalità del microbiota individuale. Si possono ottenere variazioni anche significative sul piano funzionale, ma non tali da portare ad un cambiamento stabile individuale.
Solo un intervento dietetico di lunga durata permette un vero e proprio cambiamento di stato del microbiota.

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Dott. Umberto Valente

Specializzato in endocrinologia e malattie del metabolismo

Alterazioni endocrino-metaboliche, problematiche andrologiche dei giovani, fisiopatologia della riproduzione, malattie sessualmente trasmissibili.

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